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Harry Vardon
Harry Vardon è un nome che a molti golfisti di oggi non dice nulla. O quasi. Fu un grande giocatore a livello mondiale, dal 1896 quando vinse il suo primo Open Championship sul percorso di Muirfield. Ne vinse altri cinque.L'ultimo nel 1914, a Prestwick, quando l'Open Championship fu sospeso fino al 1920 a causa della prima Guerra Mondial e. Nel 1920 Vardon aveva cinquant'anni, ma fece ancora il possibile per vincere l'Open degli Stati Uniti all'Inverness G.C. di Toledo, Ohio. Arrivò solo secondo, a un colpo dal vincitore, l'inglese Edward Ray. In realtà, l'US Open l'aveva già vinto nel 1900. Ma questo può non dire molto. O quasi, come si diceva: nel 1920 a questo Open, lui cinquantenne giocò in coppia con un ragazzo di diciotto anni del quale in giro si diceva già un gran bene, Bobby Jones, il figlio di un ricco avvocato americano di Atlanta. Ecco, all'epoca, il Golf aveva queste dimensioni. L'importante è che ognuno di noi, quando stringe le mani intorno al bastone da gioco e fa il grip, an-che se non glielo hanno detto, usa il "grip Vardon", il modo di tenere il bastone che ha inventato proprio lui. O quanto meno lo ha perfezionato al punto che ancora oggi stiamo attenti a mettere le dita proprio come ci ha suggerito Harry Vardon a suo tempo, più di un secolo fa. Ecco perché è giusto sapere qualcosa di più su questo Harry Vardon, che in realtà era stato battezzato Henry, ma poi in famiglia il nome era stato modificato, non si sa perché.
Un'isola votata al golf
Era nato a Grouville, vicino a Saint Helier, sulla costa meridionale dell'isola di Jersey, nella Manica. Nella bellissima isola dal clima mite venivano già molti inglesi in vacanza. Benestanti. E il Golf fu presto praticato in luogo: si sa le buone abitudini non hanno mai avuto età, là dove la gente aveva buone abitudini, tempo (e denaro), là si è sempre giocato a Golf. Certo, servivano buoni maestri e caddies servizievoli. Harry Vardon cominciò così a capire, facendo il caddie nella sua isola felice sulla Manica, che il Golf gli piaceva e forse avrebbe potuto anche giocare benino. Bastava applicarsi. Ma ci volevano gli attrezzi e, a sette anni, Harry dovette ripiegare con i suoi amichetti su dei rami di quercia. Fecero delle teste simili a quelle dei clubs usati dai visitatori, nelle quali infilare dei bastoni adattati con un lungo lavoro di temperino. Siccome le teste, specie quelle di legno più verde, tendevano a rompersi facilmente, cominciarono a fasciarle con la latta che trovavano. Involontariamente, avevano inventato i metal-woods, ma non lo sapevano. Come palle, usavano delle grosse biglie; su un terreno di nessuno ricavarono tre buche, spianarono i greens e le piazzuole per i teeshots. Imitavano i giocatori adulti, riuscendo spesso a fare dei bei colpi. Sulle buche da 50 yarde erano capaci di fare persino dei tre.
Lo studio e il lavoro
Inquel tempo Harry andava a scuola dal maestro Boomer, al quale tutti i genitori pagavano due pence a settimana per le sue lezioni. Harry e il fratello non erano bravi scolari, marinavano le lezioni, specie quelle di francese e proprio lui era considerato un po' lo stupidotto della classe. Due volte alla settimana, Harry portava le sacche, poi andava a scuola per quel poco che gli riusciva, e il tempo libero lo dedicava a raccogliere alghe sulla spiaggia, per rivenderle. Non era un cattivo ragazzo, anzi lavorava sempre per portare qualche moneta a casa. E il lavoro, proprio perché era duro, lo avrebbe preparato bene a subire senza danno le prime avversità della vita, quando foss e sceso a combattere per l'esistenza. Purtroppo, disarmato: cioè senza un soldo. Lavorò sempre, senza sosta. Verso i diciassette anni, spinto dalla voglia di diventare un giardiniere, si mise al servizio del Maggiore Spofforth, il quale giocava a Golf, ne andava pazzo e al quale non sembrò vero d'avere a disposizione un compagno di gioco così abile. Gli regalò qualche bastone, dei veri bastoni e delle vere palle. L'a-wedge e un putter. Nei suoi anni migliori, era così preciso nei tiri al green da non aver quasi mai bisogno del wedge.
La notorietà
Bisogna pensare una cosa, a questo punto. Per quanto il Golf fosse diffuso in Gran Bretagna, cioè in Scozia specialmente, il Gioco di per sé pot eva assicurare un reddito costante solo ai professionisti bravissimi. I dilettanti dell'epoca erano pochi, ma in genere se la cavavano molto meglio della media dei dilettanti di oggi. In genere erano aristocratici o proprietari terrieri che, nel corso dell'anno organizzavano sfide a quattro, fino a otto giocatori. E la metà erano professionisti che ricevevano ingaggi e premi in denaro. Il pubblico non mancava, almeno nei giorni di festa. Era quindi un mondo molto ristretto che si ritrovava ogni anno in occasione dell'Open Championship. E Harry Vardon ebbe subito notorietà e gloria. Nel novembre 1890, il fratello Tom era già il professionista numero due al St. Anne's-on-Sea. Le voci sull'abilità di Harry Vardon, questo ventenne che non era mai uscito dall'isola di Jersey, avevano co-minciato a girare tra gli appassionati. Al punto che il fratello Tom non fece troppa fatica a far assumere il ventenne Harry da Lord Ripon, che in una sua proprietà appunto presso la cittadina di Ripon, nello Yorkshire, aveva deciso di aprire un percorso di nove buche.
Da Lord Ripon
La tenuta di Lord Ripon era una specie di paradiso terrestre per gli sportivi: si giocava a cricket, un poco anche a Golf con i giardinieri, che erano tanti e molti erano anche buoni giocatori. L'unico cliente remunerativo, per così dire, era il signor St.Quintin, segretario di Lord Ripon, che amava il Golf, affittava un po' di bastoni -pagandoli a Vardon- e gli comprava anche un cestino di palle, che finivano tutte in un lago, dal momento che il signor St. Quintin voleva superarlo con il suo drive. Invano. Tuttavia Vardon era felice, da una parte, ma doveva ammettere di giocare troppo poco e senza impegno per migliorare davvero. E diventare un campione. Nel novembre 1891, un anno esatto dal suo arrivo, Vardon lascia Ripon e accetta un posto al Bury Golf Club nel Lancashire. Fa tutto da solo: tiene il campo di nove buche in ordine, rolla i greens, taglia l'erba. Può giocare o insegnare, ma solo dopo le quattro del pomeriggio. Ma gioca tutti i giorni. Non aveva mai preso una lezione in vita sua, ora diventa il maestro di se stesso. E si convince che, per giocare bene sul campo, bisogna prima stare a lungo, senza fretta, in campo pratica. E' in questo periodo che Vardon perfeziona il suo grip. Partecipa anche alla sua prima gara da professionista. E la perde rovinosamente. Anche a quel tempo, gli anni impiegavano dodici mesi a passare. Nel '93 si iscrive al suo primo Open Championship, che si giocava a Prestwick . Da dimenticare. Ma comincia a vincere qui e là. I giocatori erano pochi, si conoscevano tutti. I più vecchi guardavano Vardon con sufficienza, ma Vardon guardava i più vecchi, ne afferrava le malizie di gioco (uno gli metteva fretta, l'altro gli chiedeva qualcosa quando stava per puttare, un altro tossiva all'improvviso e rumorosamente). All'Open del '94 arriva quinto, e nono nel '95. Ha giocato già meglio, a dispetto del risultato, qui a Saint Andrews.
Le sfide, che passione!
Nel 1896 Vardon lascia Bury e va a Ganton, Yorkshire. Campo di 18 buche, numerosi i giocatori e altrettanto facoltosi, ai quali piace organizzare sfide di cartello. La prima è tra Vardon e J.H.Taylor, vincitore degli ultimi due Open Championship. Harry Vardon dirà: "Non avevo niente da perdere e tutto da guadagnare ". Infatti vince 8 e 6. E il meglio doveva ancora cominciare.
Il grande triu mvirato
Infatti, lo stesso anno 1896, Harry Vardon vince il suo primo Open Championship, e proprio contro Taylor (con il quale, insieme a James Braid, formerà il "Grande Triumvirato"). Vardon, dunque, e Taylor finiscono entrambi i quattro giri in 316 colpi. Il play-off è su 36 buche: Vardon 157, Taylor 161. E l'inizio della gloria. Vincerà ancora nel 1898 e 1899. Nel 1903 a Prestwick batterà con 300 colpi contro 306 il fratello Tom. Poi vincerà ancora nel 1911 e 1914 .
Il tour in America
Nel 1900, quando la sua fama era esplosa, un impresario americano gli aveva offerto un tour di un anno in America. Partì e divenne subito molto noto in America perché -a parte un solo caso- non perse mai un incontro. Quando si presentò all'US Open, e lo vinse, la sua fama non ebbe confine. Tornò in Gran Bretagna per vincere l'Open Championship del 1903. Era celeberrimo e benestante, ma qui avvenne il guaio.
La tisi era molto diffusa all'epoca. Vardon vinse l'Open, ma le buche dell'ultimo giro furono un calvario. Vardon dovette entrare in sanatorio. Ci volle il suo tempo, ma ne uscì risanato.
Ormai è leggenda
Dal 1903 al 1937 fu il professionista di rilievo al South Herts Club a Totteridge, una quindicina di miglia a nord di Londra. Era ormai una leggenda. Le leggende muoiono lentamente. Quella di Vardon s tava spegnendosi, nel 1934, quando Henry Cotton vinse l'Open al Royal St. George's con cinque colpi sul secondo. Dopo la premiazione, Cotton si scusò con tutti, e sparì. Era andato in un vicino albergo, il Guilford Hotel. Entrò in una stanza dove una persona d'età era a letto e, al momento, non stava benissimo. Nei giorni precedenti, quest'uomo attempato era sempre arrivato di buon passo, nei primi due giri di gara, fino ad un par tre detto "delle Fanciulle", aspettava che Cotton giocasse e poi se ne tornava indietro. Avrebbe voluto seguire la gara fino in fondo, ma la salute malferma lo aveva costretto a letto. Ora Cotton era entrato, aveva porto la famosa brocca al suo vecchio amico, che aveva gli occhi splendenti. Non dissero una parola. Il malato portò il trofeo vicino agli occhi per vederlo un po' meglio, mentre passava le dita su tutta la superficie per riconoscerne il lavoro nell'argento. Il vecchio si mise a piangere sommesso. E ben presto Henry Cotton pianse con lui. Il vecchio malato era Harry Vardon, che aveva vinto quella brocca per sei volte. Morì di lì a tre anni.
Ma ora era felice.
