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Edvard Munch

Edvard Munch, pittore precursore dell'Espressionismo, nasce il 12 dicembre 1863 a Löten, in Norvegia.
L'anno dopo la famiglia, modesta e puritana, si trasferisce a Christiania (la futura Oslo).
La sua vita inizia sotto una cattiva stella, sua madre è malata di tubercolosi e ne muore quando Edvard Munch ha solo cinque anni.
A occuparsi degli orfani (Edvard è il secondo di cinque fratelli) è la sorella della madre morta, una donna forte e decisa, appassionata di pittura che inculca nei bambini un grande amore per il disegno.
Dopo gli studi elementari, forse su pressioni del padre o della zia, si iscrive all'Istituto Tecnico, ma il suo istinto ribelle lo porta, solo un anno dopo, nel 1879, ad abbandonare gli studi regolari per cominciare a frequentare corsi di scultura.
Un altro lutto colpisce la famiglia Munch: la sorella Sophie, che ha solo un paio d'anni più di Edvard, muore di tubercolosi, lasciando nell'animo del futuro pittore una ferita indelebile.
In questa occasione Munch frequenta l'ambiente bohémien e conosce la vivace avanguardia norvegese dei pittori e degli scrittori.
A Oslo (Christiania), dove Edvard Munch, frequenta l'Accademia di Belle Arti, può confrontare i suoi lavori, caratterizzati da una pittura a toni scuri, con quelli dei pittori naturalisti che studiano con lui.
Munch, pur ammirandone la tecnica, esamina con spirito indifferente le luci ed i colori degli impressionisti,che influenzeranno ben poco il suo stile.
Edvard Munch è affezionato alla sua pittura ruvida e spontanea, anche se, col tempo, i colori della sua tavolozza si ampliano, le figure conquistano il primo piano e aumenta la dinamica delle composizioni.
Solo l'intricato allegorismo di Paul Gauguin lo conquista, mentre trova frivoli i temi di Cèzanne e Seurat.
Il pittore si trattiene a Parigi sino al 1892 e torna in patria per organizzare la famosa " Mostra dello scandalo", dal quale nasce il "Caso Munch".
Costantemente oppresso dall'idea della malattia e della morte, dipinge alcuni dei suoi più importanti lavori: "Bambina malata", "Il giorno dopo" e "Pubertà".
L'esposizione della prima versione della "Bambina malata", ha una pessima accoglienza dalla critica, non viene capita, suscitando proteste e sarcastici commenti.
A questo proposito Edvard Munch scrive:”E io vivo coi morti; mia madre, mia sorella, mio padre, lui soprattutto.
Tutti i ricordi, le minime cose mi ritornano a frotte.
Lo rivedo così come lo vidi, per l'ultima volta quattro mesi fa quando mi ha detto addio sulla banchina; eravamo un po' timidi nei confronti l'uno dell'altro, non volevamo tradire la pena che la separazione ci causava.
Quanto ci amavamo malgrado tutto, quando si tormentava la notte per me, per la mia vita, perché non potevo condividere la sua fede" (il padre, al contrario di lui, era molto religioso).
I corpi avvinghiati, che Munch ritrae in diversi interni, non esprimono passioni, ma sono ombre di un sentimento dimenticato, spiriti inquieti alla ricerca reciproca di concretezza e senso.
Il pensiero fisso di Munch che lega la sua vita ed il suo lavoro, viene così descritto: "La mia arte ha le sue radici nelle riflessioni sul perché non sono uguale agli altri, sul perché ci fu una maledizione sulla mia culla, sul perché sono stato gettato nel mondo senza poter scegliere”.
Munch è stato il simbolo concreto della punta più estrema e drammatica dell'esperienza romantica, riavvolgendosi sempre più nelle sue angosce e nelle sue allucinazioni, escludendo la speranza di grandi ideali.
Per questo, al pari di altri pittori espressionisti, fu perseguitato dal regime nazista che dichiarò la sua opera "arte degenerata", escludendolo dai musei tedeschi.
Il 4 Ottobre 1892 Edvard Munch espone per la prima volta in ambito internazionale a Berlino, conquistando i giovani pittori che vedono in lui il Maestro.
Per essi la pittura di Munch è come una poesia e come la poesia sa inventare una nuova realtà.
La mostra riscuote violente critiche che ne causano la chiusura.
L’amore è visto dall’artista come lotta e sofferenza, passione e gelosia, tensione e violenza. E la donna è sempre una specie di "femme fatale", una sorta di vampiro seducente tesa ad annullare l’uomo, imprigionandolo nella sua rete tentatrice
Nella sua lunga vita Edvard Munch vive, come Van Gogh, l'esperienza di sei mesi in clinica, conosce la fama, espone in Europa ed in America.
Gli Espressionisti leggono i suoi quadri che diventano nel tempo comprensibili specchi di una vita nella quale l'artista è straniero persino a se stesso.
Edvard Munch muore il 23 Gennaio 1944 dopo aver dipinto gli ultimi bellissimi autoritratti.